Proposito

Parole senza rumore.
Quali oscuri dinamismi hanno indotto le mie (residue) connessioni sinaptiche a generare questo nome?
Vi racconterò le ragioni che sono riuscito a rintracciare dopo che l’idea si è presentata alla mia mente.

La prima rende doveroso omaggio al padre dell’espressione, Eugenio Montale.

[…]

E un giorno queste parole senza rumore

che teco educammo nutrite

di stanchezze e di silenzi,

parranno a un fraterno cuore

sapide di sale greco.

 

Se qualcuno vuole leggere o rileggere questa splendida poesia, una di quelle che amo di più, la troverà facilmente in Ossi di seppia (Mediterraneo) con l’oraziano incipit «Noi non sappiamo quale sortiremo domani».

 

La seconda ragione (che mi sembra di non aver rintracciato bensì costruito, ma chissà) risiede nel mio intendimento di offrirvi più segnale che rumore. Parole pensate e non parole sparse a caso. Parole scritte con circospetta attenzione, che siano il frutto di riflessioni ed esperienze, che portino i segni di un frammento di vita vissuta, che cerchino di raggiungere chi le legge e renderlo partecipe, che non si ritrovino chissà come in mezzo alle altre in un luogo sconosciuto e freddo a guardarsi intorno con interrogativo imbarazzo.

 

La terza ragione è molto più difficile da raccontare.

L’argomento è sconfinato, e mi limito qui ad accennare ad una mia convinzione: le parole possono essere il trampolino di lancio per il loro stesso superamento, verso una conoscenza che può aver luogo solo nel silenzio.

Le parole si trovano a casa loro, pur con non sempre evidenti limiti, nella scala della comune esperienza quotidiana, nel sapere discorsivo, nella letteratura; accompagnate da altre notazioni anche nella logica, nella tecnica, nella scienza, nella matematica… e va bene, anche nell’enigmistica!

Quando si va oltre queste prospettive, con le parole possiamo indicare un percorso, alludere, fornire analogie e metafore, produrre una scintilla di comprensione che può spingere a superarne i confini.

Oltre le parole c’è un mondo sconfinato che molti uomini, nel corso dei secoli, hanno esplorato, riportandone convinzioni le cui molte coincidenze richiedono una spiegazione.

Le parole sono un mezzo di comunicazione e di conoscenza del quale non si può, ovviamente, fare a meno; sono, però, anche un limite. Ci sono conoscenze (ma anche questo termine è abusato) che si trovano al di fuori del dominio delle parole.

 

Ho promesso un semplice accenno, e mantengo la promessa. Chi intende seguire le mie incursioni nel regno del metaverbale è benvenuto!

2 Comments

  • Reply Daviana 2 aprile 2011 at 21:42

    ..le parole…le parole come amiche di vita..tramite fra me gli altri.. diga fra i miei pensieri e la mia esteriorità.. difesa da ciò che vedo e ciò che sento…le parole…

  • Reply Teresa (annisenzafine) 12 agosto 2010 at 11:38

    Prima di tutto, veramente bello e prezioso è il riferimento a Montale – uno degli autori più belli e più difficili (se un giorno ti venisse l'impulso di parlarci di qualche sua poesia e rendercela così più vicina, non frenare l'impulso!) che conosca. Anche la seconda ragione che hai addotto mi sembra un po' montaliana, in fondo.
    La terza ragione è intrigante ma detta così rimane quasi criptica: perciò considerami pure una delle interessate alle tue incursioni! 

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